22 gen 2017

Intervista su BLOG AND THE CITY


HR: “MI SONO ARRESA ALL’EROS” – MILENA CAZZOLA FRA CONFESSIONI E REAZIONI

Qui nella Hot Room fa sempre molto caldo. Saranno i colori, gli odori, la musica conturbante ma, entrare qui dentro fa un certo effetto! Tolgo lo scialle, mi preparo un caffè, mi sistemo sulla poltrona e ripasso le domande. La lista è lunga. Indugio sul foglio, scarabocchio qualcosa, un ultimo appunto e sono pronta, nel medesimo istante in cui lei sbuca dalla porta. Avanza spedita, mi stringe la mano; ha uno sguardo felino e occhi da gatta. I lunghi capelli biondi le incorniciano il viso tondo, dagli zigomi pronunciati. Ricambio la stretta e la sua bocca si apre in un sorriso complice, rassicurante. È Milena Cazzola, nota agli amanti di letteratura erotica come Emily Hunter, autrice del romanzo erotico “The Braid – La treccia”, edito da Damster Edizioni.
Qualche settimana fa ha pubblicato in Self la raccolta “Reazioni”.
Non sto nella pelle al pensiero di saperne di più ma, da buoaaaana padrona di casa, le offro un caffè e la invito a sedere. Si guarda intorno e, senza fare domande, si adagia sulla chaise longue, accavalla le gambe e mi guarda. La sua espressione è interrogatoria. Prendo posto sul divano, appoggio la cartella sul tavolino accanto alle tazze vuote, inforco i miei occhiali rossi e…

Emily Hunter è anche il nome della figlia di Robert Hunter, presidente e co-fondatore di Greenpeace. Non so se questo sia in qualche modo connesso al tuo pseudonimo ma, perché proprio “Emily Hunter”?

Direi che tra quella Hunter e questa Hunter, sicuramente c’è l’amore per la natura e gli animali, per il resto è pura casualità. Uso questo pseudonimo perché é il nome della protagonista del mio primo romanzo. Emily é nato per una E finita davanti a Mily che è il diminutivo di Milena. Per il cognome ci ho dovuto pensare un po’ di più: Cazzola é praticamente intraducibile in inglese e neanche in italiano ha esattamente un bel suono… anche se piuttosto evocativo per un’autrice erotica.
Battute a parte, Hunter, che tradotto vuol dire cacciatore l’ho scelto semplicemente per una frase che scrissi quando iniziò il mio viaggio nel mondo della scrittura:
– Dentro ognuno di noi c’è un cacciatore di libri. Le parole sono le nostre prede, ne seguiamo le tracce fino a perderci nel loro fascino.
Le facciamo nostre cercando di dominarle per trarne piacere, ma in fondo siamo noi ad essere schiavi della loro dominazione dal basso. –

Racconti il sesso divinamente. Come lo fai, invece?

A questa domanda, dovrebbe rispondere mio marito, perché non vorrei sembrare troppo sfacciata.
Facciamo così: ti leggo un breve passaggio che troverete nel mio prossimo libro, per darti un’idea “su come lo faccio”…
Dopo quei momenti di passione, tra i vestiti appallottolati a terra e la voglia di toccarsi ancora, si trovarono a parlare come due ragazzacci davanti a una birra.
«Wow! Molto coinvolgente, tecnica perfetta, ottima conoscenza dei punti strategici per donare il massimo del piacere. Con quella lingua impertinente e quelle labbra morbide, mi hai fatto perdere il contatto con la realtà.»
«Tecnica perfetta… mmmhhhh, posso prenderlo come complimento e lustrarmi le unghie sulla giacca?»
«Assolutamente sì, devi.»
«E vai!!!!… la svergognata che è in me sta facendo la ola in questo momento!» ancora le prudeva la bocca per quel sapore pungente che l’aveva appagata facendola sentire viva.
«Questa svergognata mi piace molto!» La vide arrossire e il suo sguardo si aprì in un sorriso malizioso ripensando a un paio di parole sospirate che le aveva detto mentre trasaliva tra una risata e una leccata.
«Non essere imbarazzata… goditi questi complimenti, sono più che meritati!» Le appoggiò un dito sulla bocca per non darle tempo di controbattere e subito sparì risucchiato tra quelle labbra che poco prima l’avevano sfiancato succhiandogli il cazzo in modo magistrale.
«Svergognata!»…

Ho capito: lo fai divinamente!
Giacché ci siamo, immagina un amplesso. Sei lì. Presa, accaldata, ansimante, la foga cresce, senti che arriva, ci sei vicina e…niente. Passa il momento. Un attimo prima sei pronta a godere, quello dopo guardi il soffitto e pensi al bucato da stendere. Che cosa è successo?

Stendere il bucato?… Quello semmai é il secondo pensiero. La prima preoccupazione é vincere la guerra con i calzini scompagnati… ma non mi arrenderò mai!

Torniamo ai libri e parliamo di “Reazioni”, la raccolta di racconti erotici che hai appena pubblicato in Self. Dieci storie intime fortemente legate alle personalità dei protagonisti, dieci situazioni, dieci “reazioni”. Cosa le accomuna e qual è il filo conduttore della raccolta?

L’attrazione sessuale è il filo conduttore che lega queste dieci vicende che pur esprimendosi in molteplici forme mira comunque a un unico risultato: suscitare una reazione.
Un bacio, una carezza, un morso, un rifiuto, un desiderio, una perdita… come possiamo non reagire davanti a tutto questo?
Ho giocato con le parole cercando di sviscerare i comportamenti dell’animo umano secondo cosa la vita o il destino propone e dispone.

Nella sinossi di “Reazioni” sveli al lettore che le storie narrate nascono dall’immaginario, dal sentito dire, ma anche dai ricordi, dal vissuto. Cosa c’è di Milena in “Reazioni” e dove la ritroviamo in tutta la sua carnalità? Inutile dirti che mi aspetto che tu sia più specifica possibile: capitolo e numero di pagina ☺

Fammi pensare… dal frontespizio alla quarta di copertina? 😉
Difficilmente scrivo di cose che non ho vissuto o che comunque non ho provato sulla mia pelle.
In ogni racconto c’è un pezzetto di Milena, della sua vita, del suo passato, dei suoi sogni e dei suoi desideri. Eva è quella parte di femminilità che vorrei che tutti apprezzassero, Ilaria è quel pizzico di follia adolescenziale, Sarah è il sogno di un’amore che va oltre tutto.
La Reazione più estranea é quella sull’ipocrisia dato che è un racconto M/M. Ma anche in questa storia c’è il mio modo di vivere e reagire differentemente all’amore e al sesso, perché Maddalena, come saprai già, il sesso senza amore esiste e vive tra noi per nostra grande fortuna.

Milena scrittrice di erotici e il coraggio di rompere le convenzioni sociali. Vuoi dirci di più?

La letteratura erotica non cambierà certo il mondo, ma senz’altro combatte pregiudizi diffusi e banali luoghi comuni confezionati a regola d’arte per impedire a tanta gente di pensare con la propria testa. E sì che il genere erotico menti eccelse da tempi remoti. (Saffo docet)
Il sesso é naturale, é fisiologico, è terapeutico, é democratico e universale ma guai a te a parlarne a voce alta ed é un peccato perché é molto divertente e sopratutto allieterebbe svariati fastidiosi pruriti causati dall’ipocrisia della società.

Personalmente, credo che in molti casi scrivere erotici sia una vocazione. Per te che cosa rappresenta e, perché lo fai?

Per me scrivere anche solo la lista della spesa, rappresenta una sfida quotidiana visto che sono dislessica e disgrafica.
Mi sono addentrata nel fantasy addormentandomi dopo le prime parole, nell’umoristico ridendo da sola come una scema delle mie bischerate.
Ma qualunque sia stato il genere nel quale mi sono cimentata, ogni volta, finivo per mettere qualche passaggio erotico, che per me ha una valenza ipnotica, come se fosse un’esercizio di autoscrittura: non ci pensi, non lo programmi ma si impone sempre. Perciò, saggiamente, mi sono arresa all’eros: ora il fantasy, l’umoristico, il romance o tutti gli altri generi sono solo un contorno colorato delle mie storie.

Qual è la situazione più eccitante che hai descritto e quale, invece, quella che hai vissuto?

Quando ho scritto questo pezzo devo dire che l’immaginazione non ha preso possesso solo delle mie mani ma di tutto il mio corpo.
… Eva era ancora in ginocchio davanti a me, silenziosa, con la sua boccuccia vogliosa e impertinente.
«Alzati» la vidi trattenersi dal rispondermi con una delle sue solite battute, anche se non poté bloccare una piacevole risata «… e cammina!» aggiunsi con enfasi prima di mettermi a ridere con lei.
“Ridere… anche questo era spontaneo con lei: e chi l’aveva mai fatto prima!”
La sospinsi verso il tavolo davanti a noi, poi mi misi dietro di lei facendola sdraiare prona. Avrei voluto bendarla ma non lo feci: volevo gustarmi il lampo d’eccitazione che avrebbe saettato nei suoi occhi nel momento in cui le avrei impedito di parlare.
La sfera rossa della ball gag che le avevo infilato tra le labbra, era come una rosa tra quelle di una ballerina di tango. Nello specchio al di là del tavolo il suo sguardo si illuminò come avevo immaginato: la lussuria le scorreva nelle vene.
Le tirai i capelli per farle inarcare la schiena fino a che il suo busto non si staccò dal tavolo. Lasciai i capelli scivolare via dalla mano e lei si rilassò, certa che avrei allentato la presa, ma fu solo per un attimo.
Con uno strattone brusco la riportai nella posizione corretta. Con la mano salda alla base della sua nuca tenni la coda di cavallo, tirandola ancora a me.
Eva, con un’agilità inspiegabile, si reggeva in equilibrio sulle punte dei piedi da tanto che era alto il tavolo. Non aveva le gambe lunghe come le mie abituali compagne di giochi, e vedere che faceva di tutto per mantenere la posizione in cui la stavo obbligando, me la fece apprezzare ancora di più.
Il busto era ricoperto da un velo di sudore, le braccia tese la aiutavano a inarcarsi, le mani erano bianche nello sforzo di tenerle salde ai bordi del tavolo, i seni erano arrossati dalla tensione.
Mi eccitai nell’immaginare la leggera rete d’impercettibili segni che avrei potuto lasciare usando il flogger su quella pelle.
“Ecco qualche sfumatura sadica dello stronzo paranoico!”
Con la ball gag tra le labbra non poteva chiudere la bocca e tanto meno parlare, teneva gli occhi aperti ma rivolti verso il basso, mentre un sottile filo di saliva mista al mio seme le scivolava sul mento.
Quell’immagine così remissiva mi rese impossibile trattenermi da non sferrarle un forte schiaffo a mano aperta sul sedere. Era così sodo che fece un rumore secco e il segno lasciato imporporò immediatamente la carne pallida.
Lei rispose al colpo sussultando e al contempo si strusciò al mio pene, che le premeva nel solco del sedere.
«Non essere impaziente!»
Nel dire quelle parole mi resi conto che ero io quello che stava cedendo: sentivo l’urgenza di affondare dentro di lei. Di fotterla fino a scoppiarle dentro.
La mia reazione fu repentina quanto implacabile. Le sferzai il sedere con altri colpi ripetuti, sempre più veloci, sempre più forti. Come a volerla punire per una colpa che non le apparteneva.
“Ero io il colpevole, un debole incapace di accettare la mia infatuazione per lei!”…
Reazione alla novità quando un uomo…

Quella vissuta? Quella di ieri sera, tutte quelle passate e quelle che devono ancora venire.

Se non ti eccita, non è un erotico. Sei d’accordo? Perché?

Non è detto che se non mi eccito non sia erotico… forse mi trovo solo di fronte a un testo che non stimola la mia immaginazione. L’erotismo é soggettivo.

Chi entra nella Hot Room sa che a me piace giocare. Ho voglia di eccitarmi ancora. E tu, hai voglia di raccontarmi qualcosa? Puoi scrivere un piccolo inedito, qualcosa di esclusivo per la Hot Room, oppure condividere un piccolo estratto. A te la penna!

Riprendendo quello che ho detto un attimo fa, ti propongo un estratto dalla mia prima e unica (forse) prova M/M,  perché scriverla è stata un po’ una sfida. Chissà se ti coinvolgerà?

Grazie Maddalena per questi attimi di piacevole e gustoso relax. Buona lettura e alla prossima.

… Erano seduti all’interno del grosso pick-up Ford, nel parcheggio del club del golf che da una vita tutta la famiglia Williams frequentava. Lo spazio nell’abitacolo era enorme, ma Quentin si sentiva soffocare, tanto lo faceva impazzire la vicinanza dell’amico. Certe volte gli bastava addirittura sentire la sua voce al telefono per infervorarsi, figuriamoci stare chiuso in auto con lui.
 «Va via Josh! Lasciami vivere la mia vita da debole. Forse è l’unica cosa che posso permettermi.» Sempre timori, sempre indecisioni.
 «Tu, tu, tu e solo tu. Non pensi mai a quello che voglio io, Quentin? Lo sai quanto ho sofferto a starti lontano tutto questo tempo? Giorni, mesi, anni ad aspettare un tuo cenno, a sperare di dividere la mia vita con te.» Con rabbia accese l’auto e partì sgommando. Per diverse miglia rimasero in silenzio a sbollire la tensione, ma l’aria si stava solo caricando d’eccitazione.
Quentin, in continuo conflitto tra quello che voleva, quello che provava e quello che doveva fare, in quel momento sentiva solo il bisogno fisico di Josh. Appoggiò la mano su quella dell’amante e la strinse. Josh scalò di una marcia e rallentò per entrare nel tunnel di un autolavaggio automatico.
L’acqua cadeva sull’auto come la pioggia nel giorno che avevano fatto sesso per la prima volta.
«Mi manca il coraggio per vivere tutto questo… lo sai che sono un vigliacco.»
«Non me ne frega un cazzo della tua debolezza. Io ti voglio nella mia vita!»
Al sicuro da occhi indiscreti, Josh si avventò su Quentin. Baciandolo abbassò completamente il sedile e lo fece sdraiare prono. Si slacciò i pantaloni con la stessa velocità con cui Quentin tolse i suoi. Mezzi nudi i loro corpi si adattarono l’uno all’altro in pochi secondi. Quentin inarcò la schiena in modo che il suo sedere sfiorasse le palle del compagno, Josh lo bloccò per un fianco e fece scorrere la punta del pene tra la fessura delle natiche. Sputò centrando il solco del sedere così che la saliva gli colasse sull’ano, che già si stava allargando per la penetrazione.
Lo sbattere veloce del suo ventre contro i glutei di Quentin si sovrapponeva al lento movimento dell’auto tra i rulli del lavaggio. Il ritmo dell’amplesso si fece più incalzante quando le spazzole smisero il massaggio saponoso passando al risciacquo.
«Quanto mi piace il tuo culo stretto. Devo entrare tutto Quentin, sfondarti, farti mio!»
Con spinte frenetiche lo schiacciò contro il sedile e Quentin, artigliando il poggiatesta, cercò di sollevare ancora di più il bacino verso l’amante, pretendendo di più.
«Cazzo! Sì, sì, sì riempimi!» a quella richiesta Josh si svuotò nel corpo tremante di Quentin.
Era rimasto solo il tempo dell’asciugatura, ma a Josh bastò per far girare il compagno e prendergli in bocca il pene per farlo godere a sua volta.
Si rivestirono frettolosamente e in un silenzio pesante.
«Noi siamo questo e non possiamo farne a meno! Vuoi veramente che vada via?» Accese il motore dell’auto e ritornarono al club…
Reazione all’ipocrisia quando decidi cosa vuoi per la tua vita

Ehm…ti dico solo che secondo me dovresti assolutamente ripetere l’esperimento. Questa prova M/M è fantastica! Mio malgrado, è giunto il momento di salutarti. Milena è stato un vero piacere averti qui, distesa sulla mia chaise longue. Mi auguro di rivederti al più presto per chiacchierare del più e del meno e curiosare sulla tua prossima fatica letteraria 🙂


Intervista a cura di Maddalena Costa