10 dic 2015

Reazione alla negazione dell’orgasmo • quando un’aspettativa agita nuove reazioni


Il mio ultimo racconto, anzi, il primo di una serie.

Non ci sarà un seguito vero e proprio, questo racconto fa parte di una raccolta di racconti intitolata "Reazioni", ogni racconto sarà unico ma, alla fine si legheranno tutti...
perché la vita è fatta di reazioni a cui corrispondono sempre delle azioni uguali e contrarie.

Spero di emozionarvi con tutte quante le storie.


Buona lettura a tutti.








Reazione alla negazione dell’orgasmo • quando un’aspettativa agita nuove reazioni

«Masturbati ma guai a te se vieni. Voglio il tuo slip fradicio. Non perdere tempo. Hai solo dieci minuti a disposizione. Non uno di più non uno di meno, perciò sbrigati!» lo guardai sbigottita per il tono perentorio che aveva usato, agitato: invece lui era tranquillo come se avesse appena ordinato un caffè, mentre io tremavo per l'eccitazione che le sue parole mi avevano risvegliato. Stava fermo davanti a me impassibile, avrei voluto che mi toccasse ma non lo fece. Immaginai le sue mani perlustrare il mio corpo.
«Io non ho tempo da perdere. Ricordati che non devi venire» poi abbassò il tono della voce per sussurrare un ultimo ordine: «lecca le tue dita e dimmi che sapore hai.»
Dieci minuti erano un tempo ridicolo per una che come me non stava con un uomo da tempo, ma in quel momento mi accorsi che mi sarebbe bastato un solo attimo per godere.
Gli detti le spalle e sentendolo allontanarsi da me, mi bloccai davanti alla sua scrivania: tutto era completamente bianco, asettico, ogni oggetto era al posto giusto... niente di superfluo o troppo vistoso. Appoggiai le mani sul piano per cercare di restare in piedi, mentre la voce di Luca mi martellava nella mente e rimbalzava nella figa, minando sempre di più la mia stabilità. Con lo sguardo cercai un orologio per vedere quanto tempo avessi a disposizione, nulla da fare non ne vidi nemmeno uno. Sicuramente almeno due interminabili minuti erano passati, dovevo resistere ancora un po'.
Sentivo lo slip bagnarsi sempre di più: la mia figa non ne voleva sapere, reclamava il suo orgasmo, ma l’ordine era di non venire.
Respirai profondamente cercando di calmarmi, sbottonai la camicetta tirandomi fuori i seni dalle coppe del reggiseno per potermi strizzare in piena libertà i capezzoli. Arrotolai la gonna fino alla vita. Feci scivolare le dita sul bordo morbido dello slip seguendone tutto il percorso: sul ventre, da davanti a dietro, sui fianchi, intorno all’inguine a segnare le cosce. Infine un dito s’intrufolò sotto la stoffa e armeggiò nell'umidore caldo.

Racconto presente nella raccolta intitolata "Reazioni" M.C.§E.H.©2016 CC-BY-NC-ND #WorkInProgressReazioni