07 gen 2015

LabWriting - Un Libro, un Autore - Emily Hunter 5° appuntamento


Dieci domande serie + una a…

L'intervista a cura di Mistery Danger

Chi è Emily Hunter?Solitamente mi dico che è solo uno pseudonimo creato ad arte per mettere la pulce nell’orecchio dei lettori, ma so benissimo che Emily è parte di me. L’una non esisterebbe senza l’altra, solo che Emily è la cinica che usa sesso e ironia per difendersi dal dolore e Io, la donna, sono quella che si emoziona anche solo per un “Ciao” (vero) detto al telefono. 
Quanto di autobiografico c’è nel libro The Braid?
Dalla prima all’ultima parola. Aggiungete pure l’indice che sono solo numeri, numeri che hanno scandito tutto il tempo del libro che, se non sbaglio i conti, si svolge proprio in ventiquattro mesi. Cosa non studiata a tavolino ma che mi avete fatto notare con questa domanda. Il libro è nato come raccolta dei ricordi di alcuni momenti del mio passato, un “diario” che mi ha seguito per anni tra i miei vari traslochi in giro per la Toscana, fin quando non si è rotto le scatole di stare dentro un cassetto e ha preteso di essere finito. Certo il tutto è un po’ “romanzato”, i personaggi hanno nomi diversi dalla realtà, ma sono persone vere che hanno fatto e fanno parte della mia vita. I luoghi? Anche quelli sono reali, sono luoghi che ho visitato negli anni e che mi sono rimasti nel cuore. 
Un rammarico di Emily?
Di non essere stata più attenta nel pubblicare il mio libro. 
Un sogno di Emily?
La fata Smemorina di Cenerentola diceva che i sogni son desideri… e visto che se sveli un desiderio poi non si avvera, secondo voi vi svelo qualcosa? ;-) 
Se avessero inventato la macchina del tempo che funziona solamente per tornare al passato, dove saresti tornata?
Se mai tornassi indietro, in un qualsiasi momento della mia vita dovessi finire, penso che farei tutto quello che ho fatto (nel bene e nel male) perché altrimenti oggi sarei una persona diversa. Anche se a pensarci bene un momento preciso che vorrei rivivere c’è… quando mi hanno investito a tre giorni dalla tesi, forse cambierei strada per non finire contro il muro dove mi hanno sbattuto con l’auto, ma se così non fosse, ci sta che mi sarei persa il bacio accademico da tutto il corpo insegnante intenerito dal mio occhio nero e da quel mostruoso collare che ho portato per mesi. Quindi diciamo che il mio passato è il mio presente, e il mio presente è il mio futuro (oddio questo forse fa un po’ troppo esistenzialista!) 
Adesso, la tua treccia è sempre lì o tieni i capelli sciolti?
La treccia… è la prima cosa che mi ha insegnato a fare mia nonna! Si può smettere di fare una cosa che è legata a un ricordo così bello? Direi di no, poi avendo i capelli molto lunghi è il modo più pratico per gestirli senza affogare in una massa pilifera stile piovra. Battuta scema a parte, la treccia per me resta uno scudo, ma posso dire che il momento più bello della giornata è proprio quando la sciolgo per pettinarmi. Lasciare scorrere la spazzola tra i capelli è come far scivolare via pensieri negativi per lasciare entrare nella mente solo “aria pulita”. P.S. Comunque c’è un momento in cui i capelli restano sciolti… la notte, quando li lascio mollemente adagiati sul cuscino. 
Cosa è rimasto oggi della Emily del passato?
Tutto, anche se è solo dentro di me e tra le parole che, con la totale mancanza di stile e tecnica, cerco di mettere insieme nella speranza di suscitare emozioni in chi ha voglia di leggerle. 
Nonostante la dislessia e la disortografia, che si porta dietro fin da piccola, Emily è riuscita a scrivere questo libro. Cosa ti senti di consigliare a chi ha il tuo stesso “problema”?
Io ho imparato a “leggere e scrivere veramente” solo da adolescente, grazie alla mia professoressa d’italiano delle superiori che mi fece avvicinare a questo mondo meraviglioso attraverso i testi teatrali di Pirandello e Shakespeare. Forse la passione per il teatro mi ha aiutato, ma sicuramente non è una cosa che posso consigliare a tutti. Posso solo dire di non lasciarsi demoralizzare perché non siamo né svogliati né stupidi, abbiamo solo un modo tutto nostro d’interpretare le parole. Leggersi e farsi rileggere, accettare tutti quei segni di penna rossa che ti fanno vedere e capire gli errori è la via giusta. E infine leggere, leggere e leggere ancora . Se vi stancate e vorreste chiudere il libro perché troppo faticoso leggere il paragrafo o la frase almeno due o tre volte, e il vostro cervello mischia le lettere come se fossero i numeri della tombola, provate a leggervi l’ultima frase del libro e da lì ripartire e poi riprendere l’inizio. A me stimola la curiosità e ripartendo dalla prima parola cerco di capire tutto quello che mi porterà a quella fine. Metodo contorto? Direi di sì, ma posso dirvi che con me funziona. 
La treccia nella copertina, è tua?
No, e purtroppo non è nemmeno l’immagine che mi sarebbe piaciuta per la cover (autore irreperibile sul web e quindi non utilizzabile senza autorizzazioni). Un “vecchio” amico dell’Accademia, che è un bravissimo fotografo, si era reso disponibile per farmi delle fotografie, ma la sfiga (che ci vede sempre bene) ha fatto saltare una serie di appuntamenti quindi… dovrete attendere la pubblicazione della seconda edizione di The braid per vedere la treccia originale! ;-) 
Ci sarà un seguito di “The Braid”?
Non amo i libri che fanno parte di una serie. Secondo me ogni storia deve essere fine a se stessa. In questo caso riproporre ai lettori un altro pezzo della mia vita sarebbe come sottoporli a una tortura cinese, però prima di pubblicare The braid ho scritto due racconti brevi che parlano del “prima” e di alcuni personaggi del libro… quindi è possibile che in futuro leggerete non tanto un sequel, ma un prequel… poi basta, si passa a storie nuove. 
Mentre stavo scrivendo quest’intervista, il Presidente Obama ha  diramato un comunicato di emergenza nazionale. Michelle, e con lei la stragrande maggioranza delle Donne a livello mondiale, deve combattere la dura realtà dei calzini “Spaiati”. Hai in mente qualcosa che possa finalmente metter fine a questo problema a livello planetario?
Dopo vari tentativi, che sono stati un puro fallimento, non potete crederci ma ho trovato la soluzione… sandali infradito anche in pieno inverno! Per chi proprio non avesse il DNA da pinguino può sempre accoppiare i calzini legandoli con gli elastici da capelli prima di metterli in lavatrice.
a cura di Mistery Danger