07 lug 2014

Il primo capitolo di The Braid



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«Ricorda cosa ti dicono all'inizio di una storia d'amore, perché è così che finirà!»
Uffa! Non ricordo mai chi abbia detto questa frase. La storia con Paul è finita da diversi mesi, ma tutte le volte che sento questa canzone mi viene da ridere tornando con il pensiero al sottofondo musicale del nostro primo incontro. Con la radio a tutto volume, canto il ritornello finale di ‘Fuck You’ di Lily Allen: «Fuck you / Fuck you very, very much / Cause your words don't translate / And it's getting quite late / So please don't stay in touch.»
«Emily, Emily!» la voce di Sam mi riporta alla realtà.
«Sam, scusa! La musica mi ha distratto. Arrivo!» Sam è nello studio, arrampicato sullo scaleo per cambiare il lampadario. Gli è scivolato il cacciavite e mi affretto a passarglielo per non farlo scendere, fermandomi a studiarlo. Il suo corpo è uno spettacolo per gli occhi: i muscoli tonici del petto brillano sotto un velo di sudore; e un sedere da urlo, fasciato da jeans sdruciti, a vita bassa, che rivelano la curva soda delle natiche.
«Grazie!» ammicca compiacendosi del mio sguardo appagato da tale visione, «Emily, ti va di uscire insieme una sera di queste?»
«Devi scusarmi Sam, ma con tutti i lavori da sbrigare in casa e l’impegno in ufficio non ho tempo, in questo periodo, e poi... non sei un po’ troppo giovane per uscire con me?» gli rispondo con un sorriso malizioso.
«Hai paura che la gente possa pensare che ti stai dando ai giovani ragazzi di colore?» quando ride gli s’illuminano gli occhi.
«Beh, sinceramente lo sai che non me ne frega niente del colore della tua pelle o della differenza di età! Vieni, il caffè è pronto.» La mia reazione è così pungente che mi guarda imbarazzato, cercando di cambiare discorso per non farmi arrabbiare di più.
«Dai, stavo solo scherzando! Volevo chiederti se quando abbiamo finito i lavori posso far venire il mio amico architetto per fargli vedere il risultato. L’ho talmente asfissiato con tutti i dettagli che ora è molto curioso: vorrebbe collaborare con me per delle ristrutturazioni che segue il suo studio. Lo so, le idee sono tutte tue ma io ci ho messo il sudore della fronte!» parla tutto d’un fiato per non sentirsi dire di no. Sa che non amo molto gli sconosciuti per casa.
«Sam, puoi farlo venire quando vuoi… » gli rispondo serenamente, «Venerdì sera ci possiamo vedere quando esco dall’ufficio. Cerca di non prenderti tutti i meriti. Lo sai che mi piacerebbe seguire delle ristrutturazioni e che lavoriamo bene insieme! Quindi, se hai bisogno di una che ti fa impazzire con colori, materiali e mille idee... io sono pronta!» concludo con un sorriso sincero.
«Ok, grazie! Ora torno al lavoro.» mi strizza l’occhio e con il rullo inizia a tinteggiare le pareti dell'ingresso.

 L’appartamento si è trasformato sotto i miei occhi: ogni oggetto, ogni traccia, ogni ormai labile riferimento a Paul sono scomparsi; persino il suo profumo è stato sopraffatto dall’odore della vernice fresca delle stanze.
Nello studio troneggia il mio tavolo da lavoro, finalmente sgombro dalle sue scartoffie. Nella libreria i libri d’arte ora sono messi in perfetto ordine, non più nascosti da cianfrusaglie varie. Lo spazio sembra raddoppiato, ma la trasformazione si fa ancor più evidente nella mia camera da letto: la cabina armadio non straripa più di tute e pantaloncini, i miei vestiti stanno ‘comodi e rilassati’. Ho cambiato la posizione del letto. Adesso, la mattina, mi posso svegliare intravedendo il sole tra gli alberi del Lincoln Park.
Come ho potuto rinunciare a una tale visuale per così tanti anni?! Beh, non hai rinunciato solo a questa vista, se non sbaglio, Emily! Mi rispondo a voce alta osservando il mio riflesso nel vetro della finestra, quando la apro per far entrare aria fresca. Sono passati mesi dal divorzio e da tutto il resto. Lo sgomento che avevo dentro è scomparso insieme alla sua presenza dentro queste stanze.
Poteva essere diverso! Poteva essere meglio! Potevamo essere felici... Forse. Accuso una fitta al ventre, mi stringo tra le braccia scuotendo la testa per ricacciare indietro le lacrime che si affacciano nei miei occhi.
«No! Nessuno si prenderà il mio futuro!» Esclamo rabbiosamente.

 In ufficio è una regolare giornata di caos. Mentre sono al telefono con un cliente per definire le ultime indicazioni per la serata d’inaugurazione del suo negozio di auto, ricevo un sms di Sam: «Ciao, bionda! Ho finito di dare la seconda mano di pittura nel’ingresso e nel bagno. Direi che con questo ho terminato i lavori. Ah, ah, ah, ti ho lasciato in un marasma di impiastricciamenti! Fai che sia tutto lindo, non voglio fare brutte figure con l’architetto!» Leggo con gli occhi furiosi e, dopo un attimo, ricevo un altro sms: «Sto scherzando... Cavoli, stavo già sentendo le tue imprecazioni! Ho pulito tutto! Devi solo sistemare il materasso, sia mai che qualcuno pensi male! ;) .»
Prima o poi lo strozzo! È odioso quando fa lo spaccone. Ma poi, penso ai suoi occhi neri come la pece che mi spogliano da capo a piedi e gli perdono ogni cosa.
«Bravo, speriamo tu abbia pulito bene! Per il materasso non ti preoccupare, nessuno si può fare idee strane: ora, in casa, ci vivo solo io! Fammi sapere a che ora arrivate venerdì sera, così lucido anche l’argenteria! Ciao. E.» Rispondo in fretta, per non farmi vedere da Beth, che aspetta nel suo ufficio.
«Beth, ho definito gli ultimi dettagli con il cliente, ho già organizzato la campagna sul web, ma per la serata d’inaugurazione dobbiamo trovare un nuovo catering perché sono già tutti occupati, alla fine di luglio.» Le porgo il caffè, sperando che non mi chieda a chi mandavo messaggi... Conosco bene quella sua occhiata curiosa!
«Bene, per il catering non ti preoccupare. Chiedo a un amico: ha un ristorante e sta valutando di aprire un altro locale. Quindi, un po’ di pubblicità ‘extra’ non può che fargli bene. Forse riusciamo ad averlo anche come cliente.»
«Non perdi mai un’occasione, vero?» rispondo ridendo.
«Certo, mai farsi scappare nulla! Come vanno i lavori a casa, sono finiti? Quando la facciamo questa benedetta festa di nuova vita
Ok, ora sono fregata, non mi molla fin tanto che non ha scritto sull'agenda la data di questa benedetta festa.  
«I lavori sono terminati stamani, devo solo sistemare un po’ le stanze. Non credo sia carino avere ospiti per casa con il materasso in sala! Che ne dici?»
«Non ne sarei così sicura... Secondo me, qualcuno gradirebbe! Chiedilo a Eric, quel bel moro del tuo amico che ti mangia con gli occhi tutte le volte che ti vede! Eheheh.» La sua fragorosa risata mi coinvolge anche questa volta.
Beth non è solo la mia titolare, è anche una cara amica. Riesce sempre a tirarmi su di morale quando sono giù e, con la sua curiosità innata, mi chiede continuamente di Eric. Le piace molto, ma si perita a uscirci perché è convinta che stiamo insieme. Come tante altre persone, non riesce a capire il nostro rapporto. Non crede nell’amicizia tra donne e uomini e che si possa fare sesso solo per piacere. Quello che noi due chiamiamo Ginnastica Riabilitativa per Cuori Infranti.
«Ok, Beth! Alla fine, ti obbligherò a uscire con Eric, così vi divertirete tutta la sera a parlar male di me!» faccio finta di essere indispettita per le sue parole. Ma lei mi guarda e ride, annuendo con la testa, per la allettante proposta.
«Non cambiare discorso! Lavori finiti, si fa la festa. Rassegnati! È un ordine del tuo Capo!» Gli occhi le brillano.

Arrivo a casa dopo la piscina e mi rilasso sul materasso, che è ancora in sala. Mentre mangio la mia insalata di pollo lo squillo del cellulare mi stupisce, perché  è tardi: «Ciao Sam! Sì va benissimo, a domani alle 18,30. Vi aspetto. Uffa, ora mi tocca veramente spostare il materasso... mi ci stavo abituando!» sbuffo scherzosamente. Entrambi non riusciamo a trattenere le risate.
«Se vuoi, posso venire ad aiutarti così lo proviamo insieme in tutte le stanze per trovare la migliore posizione!» sogghigna mentre ancora rido perché lo stavo pensando anch’io.
«Sammm!» rispondo prolungando la ‘m’ con tono sexy, «Non fare il toy-boy tentatore, dobbiamo rimanere professionali. Se poi il tuo amico ci chiede di lavorare per lui, non possiamo ‘scopare come ricci’ nelle case dei suoi clienti!»
«Eh! Che cosa hai detto? Ho capito bene?! ‘Ricci’ tu ed io? Dove? Quando?…Arrivo!» chiude la conversazione, senza aggiungere altro.
Rimango un attimo a bocca aperta, non mi aspettavo questa reazione. Che gli è preso? Forse l’ho provocato un po’ troppo.
Accidenti! Non faccio in tempo a portare in cucina il piatto che sento la porta dell’ingresso aprirsi: «Ehi! Che ci fai qui, e la chiave?» grido allarmata. Chiudendo dietro di sé la porta con un solo dito, Sam mi viene incontro a grandi passi, con il corpo che è un fascio di nervi.
«Ero vicino e ti ho riportato la chiave, non sia mai che qualche sconosciuto entri di notte.» Prendendomi tra le sue braccia mi alza da terra come fossi un cuscino di piume. Sono sopraffatta dal suo sguardo eccitato, quando mi bacia senza neanche chiedere il permesso.
Mi vuole! Ho scherzato troppo e so benissimo perché l'ho fatto... Ho bisogno di un po’ di buon sesso.
Nemmeno il tempo di rispondergli o di sciogliermi dal suo abbraccio, che mi butta sul materasso e, in pochi gesti, mi ha già sfilato i pantaloni della tuta e lo slip lasciandomi solo la t-shirt. È dannatamente sexy, da farti perdere la testa. E ci sa veramente fare, con quelle sue mani un po’ ruvide che accarezzano il mio corpo con abilità facendomi subito eccitare. Con la lingua percorre il leggero segno che ha lasciato l’elastico dello slip, poi con le dita, da sopra la maglietta, mi solletica i capezzoli che diventano sempre più turgidi. Gli afferro i capelli. Ha i dreads: li tiene sempre così curati da farli diventare morbidi e sensuali al tocco. Lo attiro verso di me per assaporare il gusto della sua bocca, ma sfugge subito per tuffarsi tra le mie gambe e, con la sua abile lingua, mi lecca fino a farmi urlare dal piacere.
Sono talmente eccitata che, appena è dentro di me con quelle possenti dita, non riesco a trattenermi, mi tremano le gambe e la mia bocca emette un gemito strozzato.
Si mette un preservativo, che doveva avere pronto all’uso, in tasca. È talmente veloce... Non ho il tempo di riprendermi dall’orgasmo precedente che mi penetra con forza. In un attimo, mi trovo seduta sulle sue cosce, mentre mi muove su e giù con un ritmo serrato tenendomi per i fianchi con le mani ben salde.
«Che caldo, sembra mancare l’aria!» sospiro guardandolo negli occhi. Lui si alza in piedi tenendomi avvinghiata a sé con le mani sul mio sedere. D’istinto, stringo le gambe intorno alla sua vita per non scivolare. Si avvicina al bancone della cucina, dove c’è il telecomando del condizionatore. Lo accende.
«Tu sei calda, bollente ed eccitante! Non puoi capire da quanto tempo ti volevo.» Mormora con una voce roca che mi fa venire i brividi a fior di pelle. Si muove con lentezza, sempre stando dentro di me senza fermarsi un attimo, fino ad appoggiarmi con la schiena al muro della cucina sulle mattonelle fredde. Lo sbalzo di temperatura mi fa trasalire fino a farmi venire nuovamente.
«Mio Dio, Sam!» sussurro al suo orecchio. I miei muscoli lo stringono talmente forte che non riesce a trattenersi, viene anche lui con una risata profonda e soddisfatta.
Non so quanto tempo sia passato da quando è entrato in casa, tutto è stato molto veloce travolgente, e non sembra che sia ancora del tutto appagato. È sempre dentro di me, duro ed eretto.
«Sono senza parole, ti sei mosso come se tu avessi studiato ogni mossa, non hai battuto ciglio da quando sei entrato!» gli dico fissandolo negli occhi e, intanto, siamo nuovamente sul materasso.
«Non a caso, ti ho detto al telefono che potevamo provare il materasso in tutte le stanze!» risponde mentre si alza per andare in bagno, vedendo solo ora che praticamente è ancora vestito.
«Sam, sei un giovane maniaco tutto fare!» lo sgrido con tono scherzoso cercando di rivestirmi per riprendere un po’ di contegno. Ma non trovo i vestiti. Mi alzo per cercarli e mi rendo conto che lui si sta facendo la doccia. Mi avvicino alla porta del bagno.
«Tranquillo fai come tu fossi a casa tua, ragazzo!» urlo affinché mi senta in mezzo al rumore dell’acqua. Spalanca la porta: è completamente nudo e ancora eccitato. Su quel fisico super allenato dal lavoro la sua pelle, color cioccolato, resa lucida e liscia da un filo di sudore, è pura tentazione.
«Proviamo anche la doccia?» dice tirandomi a sé. Mi accorgo che i miei vestiti sono accanto ai suoi, sul pavimento. «Ah, ecco dove erano finiti! Non sapevo che i miei vestiti avessero le gambe!» da come ride capisco che li ha presi apposta per attirarmi nel bagno.
«Certo, signora mia, li ho istruiti a dovere! Cosa credi abbia fatto per tutti questi mesi in casa tua!» sghignazza.
«Mi stai dando della ‘vecchia’ con questo signora? Attenzione, potresti pentirtene. Non sai come so essere dispettosa!»
Lasciandolo senza parole, scivolo con le mani sul suo sesso e mi diverto a farlo impazzire con carezze delicate. Poi, mi metto in ginocchio e, con la bocca, inizio a baciarlo: passo la lingua delicatamente dalla punta alla base, seguendone la voluttuosa e possente forma per poi avvolgerlo con le mie labbra fino a farlo venire. A quel punto lo spingo nella doccia.
«Ora capisci come le signore ti fanno stare al tuo posto, ragazzo?! E ora, una doccia per calmare i bollenti spiriti.» Sibilo con le labbra umide del suo orgasmo. Un attimo dopo apro l’acqua fredda: urla dai brividi.
So quanto sia fredda l’acqua di questo bagno, rido di gusto guardandolo dimenarsi sotto l’implacabile getto siberiano.

 «Ciao Emily, siamo noi! Apri? Lo sai, la chiave te l’ho restituita ieri sera.» Dal citofono la voce roca di Sam mi eccita, mettendomi a disagio.
«Certo, salite! Comunque, la chiave non ti sarebbe servita. Ho fatto cambiare la serratura stamani!» replico con ironia.
«Prego, entrate!» Mentre apro la porta d’ingresso, vedo gli occhi di Sam un po’ sconsolati per quello che ho appena detto della chiave. Per rincuorarlo, gli sussurro piano: «Ricordami di darti la copia della nuova chiave. Mi sono divertita ieri sera e mi è piaciuto molto il bacio della buonanotte.» Avvicinandomi alla sua guancia per dargli un bacio, vedo dietro di lui le spalle di un uomo che sono sicura di conoscere.
«Ok, ci vediamo domani in cantiere. Ora ti lascio, devo vedere una casa appena ristrutturata... Il lavoro potrebbe essere interessante.» Il suono di quella voce conferma i miei timori. Il mio sguardo cambia mentre irrigidisco tutto il corpo.
Sono stordita. Sam! Non può essere, con tanti architetti dovevi conoscere proprio lui? Alex si gira e anche lui rimane con il fiato sospeso, fissandomi. Per un attimo sembra che il tempo si sia fermato: tutti e tre rimaniamo in silenzio.
«Ehi, voi due, sembra che abbiate visto un fantasma! Ma… Vi conoscete già?» chiede Sam, con il tono di chi si sente di troppo.
«Sì, Sam. Ci conosciamo già. Emily ed io eravamo al college insieme. Piccolo il mondo, si direbbe!» risponde Alex, anticipandomi. Entrando in casa, mi sfiora con le labbra la mano che gli stavo porgendo.
«Ciao, Mia cara, quanto tempo! Sei sempre la stessa: l’immancabile treccia bionda, occhi strani e fisico sexy.» Dice con voce suadente e sorriso idiota. Ho sempre odiato essere chiamata così e, sono sicura, lo ricorda bene.
«Ciao, caro, come sempre il solito str... gentiluomo!» riprendo fiato e possesso delle mie facoltà mentali che, per pochi secondi, si erano perse nei ricordi.
«Sam, ti prego, fai vedere tu la casa ad Alex, mentre io apro una bottiglia di vino?» Sam appare stranito, per un attimo, poi con aria noncurante fa gli onori di casa.
Sono così diversi ma, in ugual misura, attraenti e sfrontati. Non lo diresti mai che Sam è più giovane, il duro lavoro l’ha fatto crescere velocemente segnando il suo corpo positivamente. Alex ha otto anni di più, ma anche a trentacinque è sempre il solito immaturo figlio di papà del college, che ottiene tutto facilmente.
Mi affaccio alla porta della mia camera: Alex è seduto sul fondo del letto e ci sobbalza sopra come se volesse accertarne la comodità, contemporaneamente Sam lo squadra con la certezza di chi sa che non entrerà mai in quel letto.
«Mi sembra che tu abbia fatto un ottimo lavoro, Sam. Quando puoi iniziare con un nuovo lavoro? Sto valutando una casa nell’area di Bridgeport.» Dice mentre entro con i bicchieri di vino.
«Non saprei! Ehi, Emily quando iniziamo?» Sam gli risponde guardandomi dritto negli occhi.
«Sai, Alex, il merito delle scelte è di Emily. Io mi sono solo preoccupato di realizzare al meglio i suoi desideri per soddisfarla in tutto!» puntualizza con una vena d’ironia che sembra dire: E tu vedessi come era soddisfatta ieri sera!«Riconoscerei il suo stile tra mille. Mi è sempre piaciuto!» replica Alex, cercando nel mio sguardo un po’ di complicità. Mi fa sorridere questa sottile rivalità. Ma per non lasciare a loro l’ultima parola allungo i bicchieri a entrambi e, alzando il mio, propongo un brindisi: «Possiamo iniziare quanto prima... Al futuro, che non si sa mai cosa ci regalerà, per i nuovi e i vecchi amici, cin cin!» con un sorriso malizioso e deciso, punto la porta e finisco la frase: «... e ora fuori dalla mia camera, solo io posso decidere se c’è un uomo che merita di entrarvi! Fuori il testosterone da questa stanza!» ridendo li sospingo fuori.